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Quando collaborare conviene PDF Stampa E-mail
Wednesday 15 April 2009


Quando collaborare conviene


collaborare.jpgLavorare in squadra non è facile, inufficio come nell’evoluzione. Eppure non è detto che il furbettodell’ufficio accanto abbia sempre la meglio. Agire solo per il proprioutile, a volte, può essere svantaggioso; almeno biologicamenteparlando. E infatti, uno dei più grandi rompicapi dei biologi è capirecome il comportamento collaborativo si concili con la teoriadell’evoluzione. La cooperazione sembrerebbe in contraddizione con iprincipi evoluzionistici: se solamente il più adatto sopravvive, i genilegati al comportamento dell’individuo che lavora per beneficiare lapopolazione in cui vive non sarebbero ereditati e quindi, col tempo, ilcomportamento cooperativo, scomparirebbe. Ma forse non è così. È quantomostra una ricerca dell’istituto americano MIT appena pubblicata su Nature che risolve il rompicapo come fosse un gioco. Anzi, con la teoria dei giochi.

Un gruppo discienziati del MIT ha utilizzato i principi della teoria dei giochi perstudiare il comportamento delle cellule microscopiche in una coltura dilievito e ha scoperto così che un individuo che beneficia, anche sesolo in piccola parte, della cooperazione può sopravvivere anche quandogli individui vicini non collaborano.

Jeff Gore, un giovane ricercatore deldipartimento di fisica del MIT, tra gli autori del lavoro, spiega: “Puòsembrare curioso l’utilizzo del lievito per studiare il comportamentocooperativo ma in realtà questi microorganismi sono particolarmenteadatti a questo tipo di studio”. A differenza del genere umano,infatti, il lievito non ha emozioni che interferiscono con le scelterazionali e che influenzano il nostro comportamento.

“Le azioni di queste cellule sonoguidate unicamente dalla risposta genetica all’ambiente, così applicarela teoria dei giochi alle interazioni biologiche è più semplice diquanto non lo sia per il genere umano ” continua Gore. La teoria deigiochi, tradizionalmente utilizzata dagli economisti e dagli strateghimilitari, usa la matematica per predire il comportamento degliindividui in certe situazioni.

Gore e il suo gruppo di ricerca,utilizzando i principi di questa teoria, hanno sviluppato unesperimento che analizza il metabolismo del saccarosio del lievito. Ilsaccarosio non è la risorsa preferita dal lievito ma vienemetabolizzato quando il glucosio non è disponibile. Per farlo imicroorganismi che popolano il lievito devono secernere un enzimachiamato invertasi, che rompe il saccarosio in zuccheri piùpiccoli che il lievito può assorbire. Gran parte di questo zuccheroviene diffuso lontano ed è disponibile alle altre cellule di lievitonell’ambiente. In questo scenario, il lievito che secerne l’invertasi,è riconosciuto come cooperatore mentre quello che non lo produce e consuma quello prodotto dagli altri è etichettato come imbroglione.Se tutto questo zucchero semplice fosse diffuso lontano allora potrebbeessere vantaggioso barare mentre i cooperatori rischierebbero la morte.Ma i ricercatori hanno scoperto che il lievito cooperatore ha unaccesso privilegiato al saccarosio di circa l’1% e questo beneficio haun peso maggiore del costo per aiutare gli altri. Grazie a questomeccanismo il lievito cooperatore compete con successo contro illievito imbroglione. Il lievito coopera perché ne ricava un vantaggioper sé stesso e quando la maggior parte della popolazione ha uncomportamento collaborativo diventa svantaggioso imbrogliare. Insomma,i risultati della ricerca questa volta sembrerebbero suggerire unamorale: quando per vivere, lavorare, nutrirti hai bisogno degli altri,aiutali, che l’evoluzione ti aiuta.

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