Novembre 2002 Subject: Una storia Zen su cui riflettere....
Salve ragazzi,
è bello sapere che ci siete. Io mi sono inserita or ora nel vostro database e già mi sento più sicura e meno demoralizzata. Nel girovagare tra le vostre storie, m'è venuta voglia di raccontarvi di quando mi sono licenziata da quello che potemmo definire il mio primo vero lavoro ufficiale (dopo tanti anni di "lavoro nero") per l'assurdità del trattamento ricevuto.
Leggere per credere! La società per la quale lavoravo ha un nome importante ed è sorella di un'altra molto famosa. Dopo i primi giorni di formazione fatta di promesse, ampollosità e false precisioni, inizia il lavoro: avete presente gli animali nelle stalle, beh ecco, questo era in summa l'ambiente. ( che ciò accada si può capire, quello che si fatica a credere è che i dirigenti o i responsabili sono praticamente inesitenti e gli addetti al controllo di noi povere bestiole ne sanno meno di noi). Il mio compito riguardava l'assistenza clienti. Questi venivano trattati malissimo da molti colleghi ed addetti e nessuno ha mai detto niente. Questa la premessa (su cui non commento).
Il Fatto (siamo a pochi giorni da un brutto evento che ha scosso il mondo intero).
Nell'aria stantia dello stanzone, tra le livide luci dei monitor e il fumo delle sigarette ad altezza occhi, un'addetta al controllo (pallida in viso) ci comunica con un filo di voce che dobbiamo uscire alla svelta, senza altro aggiungere. Tutti si esce, ovviamente in maniera scoposta, dall'unica porta disponibile poiché quelle antipanico previste ci sono SI, ma sono chiuse. Il percorso fino all'uscita è bloccato dalle ruote scorrevoli dei riconoscitori di carta magnetica. Credetemi il panico!!! Usciamo tutti, finalmente. E dove si vanno a mettere? Sotto l'edificio e vicino ad un passaggio per le macchine. Figuratevi, io questa volta perdo la pazienza e faccio allontanare i colleghi, portandoli sul limite strada. Avevo già capito di cosa "forse si trattava" e per sicurezza chiamo chi di Dovere, che ovviamente conferma quanto da me supposto con l'assicurazione di immediato intervento. Premetto che la segnalazione era già stata fatta e stavano inviando un controllo.
7 e dico 7 minuti dopo aver fatto uscire tutti, due degli addetti ordinano e dico ordinano di rientrare immediatamente, perché "se il servizio viene interrotto, poi la ******* (società famosissima) avrebbe preso provvedimenti e gli avrebbe fatto perdere il posto, con multa annessa". Il tono, visto che nessuno rientra, allora cambia e sotto promesse di arrotondamenti economici, queste persone riescono a far tornare dentro tutti o quasi (io sono rimasta fuori).
Voi direte: " beh, ma allora chi di dovere avrà comunicato loro che non c'era pericolo!". NO, perché io stavo parlando con Chi di dovere e proprio in quel momento mi stavano comunicando che ancora non erano arrivati, anzi, dato che c'ero, era meglio tenere lontane anche le macchine dal sottopassaggio per evitare guai peggiori. Cosa che ho fatto.
Il problema per fortuna non c'era, poiché dopo 19 minuti sono arrivati ed hanno dato il via libera.
Ma sapete dove li hanno fatti arrivare? In una zona molto ben curata dell'edificio, dedicata alle visite illustri (le bestiole lavorano al piano -1, dove si diceva ci fosse il problema e lì non sono entrati).
Questo è quanto, ovviamente mi sono licenziata, dicendo addio ad un posto di collaboratrice coordinata e continuativa (pagata a cottimo, in realtà). Spero che al prossimo lavoro mi vada meglio, è per questo che ho scelto voi per il CV e questo vostro moddo così diretto di trattare con le aziende e con i candidati.
Per non tediarvi ulteriormente vi saluto e vi ringrazio.
Annachiara
Ciao Annachiara...
Scusa il ritardo con cui rispondiamo, ma in redazione siamo pochi (per ora) e tra una cosa e l'altra...
La storia che ci racconti, purtroppo, non è nuova...
Che il business sia considerato più importante delle persone non è ancora considerato un fatto insolito...
Forse la società che hai lasciato è addirittura una di quelle che nella loro comunicazione aziendale proclamano di seguire alti principi etici e dichiarano di trattare con riguardo dipendenti ed utenti (a parole) mentre nei fatti... razzolano maluccio.
Mi par di capire, poi che il "fattaccio" sia soltanto la goccia che ha fatto traboccare il vaso: avevi già avuto modo di apprezzare la "formazione-bufala", il lavoro "in batteria" un management inadeguato e (conseguentemente) un servizio affidato alla buona volontà di chi ne ha (e scusa la rima...).
Ricordo quand'ero al liceo e arrivava la telefonata "per la bomba"...
Bè, di bombe non ne hanno mai trovate, ma nessuno dei responsabili (anche se si sapeva che in quel caso la telefonata serviva ad evitare un'interrogazione) si è mai sognato di far finta di niente:
tutti fuori, e alla svelta (vabbè, erano gli anni '70). Forse perchè anche se si interrompevano le lezioni per un paio d'ore nessuno perdeva moneta sonante?
Ai posteri l'ardua sentenza.
Per consolarci, però, possiamo considerare una tendenza che in quest'ultimo periodo sta decisamente diventando generale.
Ho sott'occhio, proprio in questo momento, una pagina de il sole24Ore (!) interamente dedicata a etica ed impresa.
Gli opinionisti della testata, manager e imprenditori intervistati, economisti e chi più ne ha più ne metta sono tutti d'accordo:
l' "utile" sarà sempre più nell'etica.
Ciò significa attenzione per l'ambiente, l'impatto sociale delle attività, la qualità dei servizi/prodotti e, last but not least, trattare bene i collaboratori che, per inciso, sono considerati la "risorsa scarsa" (quindi preziosa) nelle imprese.
Il motivo? E' un comportamento che paga in termini di efficienza e di fedeltà dei consumatori che sono sempre più attenti nel "premiare" chi si comporta bene e "bocciare" chi non lo fa...
E questo anche dal punto di vista del puro e semplice business...
Così diventa sempre più probabile che il tuo prossimo lavoro ti offrirà molto di più di quello che hai lasciato, da tutti i punti di vista: saranno sempre meno le aziende che potranno tenere in scarsa considerazione i collaboratori...
Noi, qui, ne siamo convinti e non siamo i soli.
In bocca al lupo, insomma, e, se ti va, facci sapere com'è andata...