Lavoro nella stessa azienda da ben 19 anni e quindi non si può parlare di me come di uno spirito 'libero', né di curiosità, né di tendenza al cambiamento. Fosse poi facile cambiare!
Leggevo, fra le altre lettere, di una ragazza che a 30 anni si chiede, quasi meravigliata, cosa voglia fare da grande. tranquilla, non sei così atipica, me lo chiedo anch'io che ormai mi avvicino ai quaranta e credo che se lo chiedano ancora in molti. Per fortuna, oserei dire.
Certo, al di là di una vita tranquilla all'apparenza, quest'ansia profonda che mi porto dentro, che mi dà perfino le vertigini talvolta, è come un ammonimento che mi ricorda, troppo frequentemente gli ultimi tempi, che occorre guardarsi dentro e farsi sempre domande.
Cosa volevo fare della mia vita? Non lo so, ancora me lo chiedo, mentre litigo col mio badge che mi ricorda che debbo recuperare i 5 minuti di ritardo della mattina. Cosa sognavo? Oh, un mucchio di cose, mi vedevo shampista e poi ballerina, maestra di scuola e perfino scrittrice.
Ho abbandonato l'università, facoltà di Giurisprudenza (come si può vedere nel mio futuro, seppure per poco, mi sono vista anche avvocato) perché a 20 anni ho trovato un lavoro, mi sono 'sistemata' e come non esserne felice, io che provengo da una famiglia di gente modesta che nella vita ha sempre "faticato"?
E così, un giorno dopo l'altro, sono passati ben 19 anni.
Dapprima avevo un ruolo segretariale, poi mi resi conto che mi facevo troppe domande sullo scatolotto che avevo di fronte (il mio pc) e così chiesi di fare dei corsi al termine dei quali divenni programmatore. Poi analista. Poi capo-progetto. Poi sempre meno informatica e sempre più organizzativa. Un piccolo gruppo da coordinare. Siamo ai giorni nostri ed io sono ancora qui a chiedermi cosa in realtà avrei voluto fare, o meglio essere.
Oggi mi sorprendo ancora a sognare, mi vedo a tirar su un vivaio, una ludoteca, a collaborare ad un giornale anche solo di quartiere. Scrivo cose che non faccio leggere a nessuno ma che mi appagano, almeno per un attimo. Dipingo di notte.
In ufficio sono l'anima in pena, quella che non si tira indietro, quella che comunque dà un apporto in ogni circostanza e firma le sue e-mail con una battuta anche se sono dirette al capo.
Ho preso coscienza di me e dei miei limiti, ma anche delle mie possibilità, del mio temperamento e ne ho fatto un punto di forza.
Sono me stessa, cerco di esserlo sempre. Sarebbero troppe 8 ore di costrizione e di spersonalizzazione. Sono conscia che una come me non faccia carriera, ma sono altrettanto consapevole che una scelta bisogna pur farla!!!
Sono una che si sente dire: ma che c'avrai da ridere!, quando le promozioni non mi hanno vista protagonista e che sa che il proprio sorriso è dovuto al fatto che anche quel giorno, come tanti altri giorni, è una nuova possibilità per stupirsi e meravigliarsi anche solo per un colore speciale del cielo.
Sono quella un po' idiota e perdente, forse anche ai vostri occhi, ma dentro di me echeggia, costante, quest'ansia rumorosa e la certezza che la mia vita e quindi la mia persona, non può essere condizionata dalla prostrazione di un lavoro opprimente o da un capo ingiusto o peggio incapace.
Un sottofondo di inquietudine che non mi lascia mai ma che forse, chissà, magari. riesce a farmi sentire viva e protagonista nella mia banalissima vita.
Cordialmente, (eh eh eh. questa non ve la toglie nessuno.),
Imma