Ebbene sì: ieri ho sognato di infilare la testa del mio capo in uno dei water del bagno degli uomini.
Brutto segno.
Anche perché, fino a poco tempo fa, lo vedevo come un faro nella tempesta.. delle fusioni e cessioni di ramo ’azienda che da due anni mi stanno infiacchendo.
Ha gettato la spugna, ha mollato la presa.
Ora mi chiedo se ‘sta spugna l’avesse mai avuta fra le mani.
Un mostrone enorme sta fagocitando i nostri quotidiani lavorativi, sta umiliando il nostro entusiasmo di piccola società.
Ha trasferito al Nord uffici e faldoni, idee e persone.
Ha lasciato a Roma una ‘sede’ simbolica che morirà d’inedia appena il sindacato crederà di aver strappato qualche certezza.
Non credo che vivremo a lungo e questo mi toglie energia, mi impedisce di impacchettare il mio lavoro di vent’anni e mandarlo su, in un file “zippato”, inviato a chi, indifferentemente, lo utilizzerà o lo cancellerà senza averlo neanche aperto.
Il mio capo credo che almeno ci abbia provato. Poi si è ritagliato una sua nicchia, (piccola, piccolissima, a parer mio), ci ha messo dentro i suoi vassalli e ha chiuso il portone.
Per star tranquillo ha pure tirato via il ponte levatoio, non sia mai qualcuno avesse ancora velleità.
Io sono rimasta fuori, sul pratone, dove ci aveva sparpagliati durante una riunione ‘informativa’.
Inizialmente mi sono sentita un po’ perduta, lo ammetto, ma poi, sentendo il vento leggero sfiorarmi il viso, ho come finalmente respirato. Ho quindi messo a fuoco ciò che alla fin fine sono: una quarantenne, sposata con figlio, (ma per questo ho già pagato pegno), ufficialmente: impiegata in una grande azienda, in realtà: senza lavoro.
Ed ora che si fa? Mi porto da leggere in ufficio? Inizia la mesta stesura di curricula? E cosa scrivo? Da vent’anni fedele come un carabiniere, un quadruccio aziendale, collaborativa, propositiva, disponibile al cambiamento…
Il mio capo è praticamente sparito. L’occasione è stata una "ottimizzazione degli spazi", una cosa ciclica che ha toccato una frequenza imbarazzante, da qualche anno. Il mio capo è sparito. Chiuso nel suo bell’ufficio a fare non so cosa. Ogni tanto, convoca una bella riunione con i discepoli. Con noi appiedati non dà segni di se. Che poi, umanamente, lo capisco pure. Salvarsi il … proprio ruolo è cosa buona e giusta. Mandare a pascere chi ti ha aiutato a star lì negli anni non è però così giusto.
Miserie umane. Forse dovrei guardare le mie.
Sono ancora qui, seduta nel prato di fronte al castello. Qualcuno è già andato via, altri si sono stesi al sole e dormono, “si riposano”, “raccolgono le forze”, dicono. Io non so che fare. Mi sento improvvisamente vecchia e senza forze. Il vento soffia ancora e avrei voglia di essere diversa, non questa faccia sbigottita che con l’occhio sbarrato continua a guardare in direzione del castello. Diciamolo… ho l’aria da citrulla.
Il mio capo si affaccia, solo un attimo, sembra che stia festeggiando coi suoi fedeli scudieri… lo immagino con la testa nel water. E mi viene da ridere, mentre mi chiedo cosa farò da grande.
Albachiara
Albachiara.. sei già il nostro mito!
Troppo ironica, troppo onesta, troppo forte!
Se vuoi unirti alla banda di quelli che non sanno cosa faranno da grandi... prego accomodati: c'è posto per tutti.
Almeno però sappiamo quello che non vogliamo continuare a fare: continuare ad offrire mente cervello idee energie dedizione a chi le cestinerà il giorno dopo. già un bel passo!
Ok ci sono attenuanti. Le aziende sono in difficoltà, le persone che devono decidere, amministrare, far quadrare i conti pure: quando si cresce è bello, quando si distrugge è doloroso, non siamo capaci ad affrontarlo a gestirlo.. e questo è il risultato catastrofico.
Cara albachiara grazie per questo contributo..
A proposito: hai mai coltivato il tuo talento come scrittrice??