Si sa, durante queste feste, si diventa tutti più buoni. La cosa fa tendenza, effetto, piacere.
Allora ho pensato di scrivervi; di sottoporvi il mio pacco di doglianze così come m'è venuto.
Volete sapere? Ho avuto l'idea passeggiando per il parco, fra lunghe file di enormi alberi spogli. Un'idea folgorante quanto bislacca.
Magari è una storia triste, non so ancora. Mi ripeto sempre che, le cose, dipendono da come le si raccontano.
Il verbo è tutto, per D'Annunzio; lo stile, per Nabokov; e dapprincipio fu il Verbo, no?
Mi chiamo Rosario, scrivo da Caserta: vedete quindi che qualche elemento di tristezza può già agevolmente serpeggiare. Aggiungiamo allora che ho 42 anni, e che sono abbastanza schivo.
Se la cosa non vi convince ancora, ci metto il resto. Ecco qua.
Intanto mi auguro che questo invio vi avvantaggi sotto il profilo del target natalizio (qualche cruccio in vetrina, produce sempre una qualche audience).
Da dove cominciare? M'è successo tutt'assieme, sapete: e non so ancora cosa, per giunta.
Prendo le mosse dal libro che leggevo (Giorgio Bocca, l'Inferno), dal mio lavoro, dai sempreverdi lamenti amorosi, dall'effetto procuratomi dalla lettura dei giornali? Non so ancora.
Ma vediamo, vediamo un po'.
Nel mio Ufficio si ruba. Da sempre. Ora di più, vista la tendenza bieca e trionfante all'impunità. Non so tecnicamente come definire i reati, anche perché variegati, questi.
Cose comuni, nelle Pubbliche Amministrazioni; ci si abitua, non fa più specie.
C'è sempre qualche bisogno o giustificazione, o un'acquiescenza o un lasciar correre, dell'altro a cui badare, piuttosto che a quella consueta e spiccia quotidianità. Si dice: il sistema, il brodo di coltura, e si tirano in ballo scandali maggiori ed esempi più pregnanti, problemi più vessanti e scadenze più accessibili.
Insomma: non succede niente.
Del resto, se sul marciapiedi di fronte i commercianti ti rifilano uno scontrino coll'importo più basso, se si va in giro in motorino senza casco, se si imboccano tutte le strade nel senso vietato e senza l'indicatore di direzione (la freccia), verrà pure di essere più sbadati. Normale.
Dalle mie parti, peraltro, c'è un unico grande problema, e manco a farlo apposta è l'unico di cui non si parli più. Non mi riferisco al traffico, ovviamente. Dico così, tanto per inquadrarlo, il problema.
Ma ecco che un bel giorno, per una serie di provvidi motivi, il vostro eroe si aduggia.
Così, mi sono recato dal capoufficio, e gli ho detto per cominciare che ero stanco. Mi sono provvisto di una letterina in cui chiedevo quantomeno di non assistere ulteriormente a quello scempio circostante, pena ogni mio gesto d'insofferenza liberatoria; in alternativa, chiedevo di essere trasferito.
Ebbene, sono stato quasi redarguito.
Sono tornato all'attacco, presso qualche sindacalista e dirigente di grado superiore, munito di una seconda letterina. Beh, ho trovato una ben diversa accoglienza.
Sono stati tutti molto gentili, e comprensivi. Risultato, sono stato subito trasferito. Un bene, quindi.
La cosa strana, però, è stata che nessuno mi abbia chiesto lumi o spiegazioni, per la mia modesta denuncia.
Non mi sarei stupito, se questa cosa l'avessi letta sui quotidiani. Nondimeno, confesso che questo mi ha amareggiato, vista la poca (nessuna, via) partecipazione dei miei colleghi alle mie rimostranze.
Seguo le vicende giudiziarie di Previti e Berlusconi, ricordo le esperienze di Tano Grasso, leggo dei Tribunali Internazionali invisi dagli States, scorro avidamente le righe del libro di Bocca sul Sud.
Trasecolo per le parole dei Ds, sono stato affranto dai fatti di Genova, mi ritrovo quasi a condividere certi atteggiamenti di Bertinotti, ho scelto a suo tempo l'obiezione di coscienza, sono attento a quel che si rimprovera alla magistratura in Italia, provo letteralmente un incredulo orrore per questa destra, fra le mie vergogne ho preso ad annoverare quella di sentirmi italiano: per quel che addirittura si sentono di rimproverarci dall'estero. Oppure penso all'Argentina o a Kabul. C'è sempre qualcosa, un dovere, a cui badare.
Voglio dire: non ho perso ancora il senso delle proporzioni. C'è di peggio, rispetto alle mie fisime: e la cosa non rincuora affatto. Guerra è sempre, come diceva il greco in quel libro di Levi. L'uomo morto in croce, peraltro, non ha suggerito affatto un futuro roseo.
L'ho sempre immaginato, prima ancora di saperlo, che occorresse combattere. Anche con poco, con delle semplici e puntuali testimonianze di diversità; anche con la gentilezza, financo con un discreto italiano o con qualche sberla.
Ora, sarà il Natale, il mio carattere, un amore appena andato, il contesto più contingente (il mio lavoro, i miei paraggi; ma pure le vicende nazionali, internazionali), la paura, questo passaggio della mia vita, l'età o che, ma sono stanco.
Posso quindi tornare in quel viale alberato, al parco.
Ci vado a leggere, di solito. Qualche giorno fa, guardavo con interesse dei netturbini che ammonticchiavano le foglie cadute e umide. E ho scoperto di invidiarli. Non so perché, o meglio, non lo sapevo.
Credo sia stata la mia voglia di sentirmi ancora vivo, ecco. Guardandoli, m'è venuto il bisogno di una qualche sosta, o ristoro; voglia di cambiare, di dedicarmi a qualcosa di vivente, voglia di chiudere del tutto questo capitolo e quest'anno, voglia di andarmene via. Cambiare posti, facce, orizzonti.
Non è una cosa tanto folle. Vero?
E' invece singolare che abbia pensato a voi, in quel frangente. Frequento il vostro sito, scoperto per caso. Ma sì, ho sorriso, e ho deciso che era abbastanza strampalata, per poterla mettere in pratica, questa mattana.
Spero non ve ne sentiate offesi.
Insomma, ecco. Ve lo dico.
Semmai dovesse abbisognarvi uno spazzino o un guardiano di mucche o un taglialegna, io ci farei un pensiero. Dico davvero. L'ho detto.
Le mie uniche referenze, credo, sono quelle di aver pubblicato immonde vignette su Paese Sera, Gazzetta dello Sport e Cuore.
Vi dico la verità. Se qualcuno mi spedisse una cosa del genere, gli consiglierei un antidepressivo, o di frequentare più gente, di darsi al volontariato, di portar pazienza e di farsi coraggio. Ma, per parafrasare una vecchia canzone di De André, non sono al vostro posto.
Beh, se sapeste di qualcuno smanioso di manodopera locale, fatemelo sapere: lascerei senza troppi rimpianti la Reggia, questi posti rassegnati, la mozzarella e altre oleografie più o meno truculente.
Diversamente, accettate questo sfogo e prendetelo come un inevitabile contrattempo festivo.
Approfitto per farvi gli auguri, e per complimentarmi con le vostre attività.
Rosario
Bè, siamo piuttosto in ritardo...
Sicuramente avrai pensato che ci fossimo dimenticati della tua mail, o che fosse andata perduta.
Invece ti rispondiamo ora, anche se non abbiamo la soluzione per il tuo problema.
Il tuo coraggio nel portare avanti una denuncia e la tua delusione nel vederla gentilmente ignorata,
fanno la spia al tuo modo di intendere il lavoro e non solo quello.
Ma tu stesso saprai già che il tuo non è un atteggiamento diffuso.
Molto spesso e, credi, non soltanto dalle tue parti (alcuni dei signori che hai citato non sono originari della Magna Grecia), è il "vivi e lascia vivere"
-una mano lava l'altra- e chi più ne ha (chissà dove lo avrà sgraffignato) più ne metta, che la fanno da padroni.
Una filosofia di vita e un modo per farsi molti amici che hanno, a loro volta, altri amici...
Hai fatto la cosa giusta e sei stato "quasi redarguito".
Sei deluso dall'atteggiamento dei colleghi e dei dirigenti, ma davvero non ne sapevano nulla?
Cambiare lavoro, dici, cambiare aria: in fondo può essere stato proprio per questo che ti siamo venuti in mente noi.
Ma siccome chi ti scrive non crede affatto alle belle parole nè alle amichevoli pacche sulle spalle, ci chiediamo,
in concreto, cosa risponderti che non sia il solito bigliettino d'auguri preconfezionato e, per giunta, in ritardo.
Se è davvero un'altra occupazione che stai cercando, possiamo dirti che ci stiamo dando da fare per ampliare e promuovere la nostra area lavoro:
le proposte da parte delle aziende ed i curricula dei candidati saranno sempre più decisamente orientati verso una
particolare attenzione per i famosi "valori intangibili". Siamo ancora all'inizio, ma ti potresti iscrivere, per esempio.
Ti costerebbe soltanto un po' di tempo e non si sa mai...
Oppure, potresti ritrovare l'agognata pace dei campi in un agriturismo (non di quelli "finti"), piuttosto che fare il netturbino: non sapremmo dire,
infatti, se in questo campo i posti disponibili siano numerosi.
Ancora, potresti avere un sogno nel cassetto e forse potrebbe essere proprio l'idea giusta:
banalmente, dà un'occhiata a www.opportunitalia.it
"...L'ho sempre immaginato, prima ancora di saperlo, che occorresse combattere..."
sei uno che combatte, allora, ed in questo momento sei stanco per la più recente battaglia...
Qualcosa mi dice che potresti ritornare all'attacco, prima o poi.
In fin dei conti chi è riuscito a cambiare le cose, lo ha sempre fatto contro il parere di altri che ritenevano il cambiamento impossibile,
contro la fatalistica rassegnazione di chi diceva "Da che mondo è mondo..." : sempre e comunque sarà
tacciato di voler combattere contro i mulini a vento.
Ma se vuoi un'opinione: non mollare, hai ragione tu!