Le forze non mi mancano certo, ma comincio ad essere davvero stufo. Vado a
dormire con l'idea che il giorno dopo sarà sicuramente migliore, che
riuscirò a ridere degli impegni e che riuscirò a sopportare il mio capo.
Putroppo siamo nello stesso ufficio purtroppo mi sento un "sacco" da
pugile.
Stamattina non ci siamo quasi rivolti la parola... ho provato a chiedere
se
aveva visto il nuovo sito di una sezione dell'azienda e mi sono sentito
rispondere "Io non ho tempo di visitare i siti... guardo a malapena quello
per comprare un PC (per lavoro)".
Ascolto la segreteria e dopo il secondo riascolto, necessario per segnare
i
numeri di telefono, sbuffa sconcertato per la mia "incapacità" e se li
segna da solo su un foglio.
Di cose così ce ne sono a migliaia... ora sono sufficientemente calmo
perchè non ho una consegna urgente e posso respirare con maggiore
tranquillità, ma fino a due settimane fa è stato un inferno.
Ogni santo giorno c'erano velate accuse "Ma come, potevi fare così..." "Se
io fossi in te farei così... è solo che sono così impegnato".
"Possibile che tu non sia capace a cancellare un virus?" "Perchè questo
coso non funziona? Perchè hai usato questo computer?"
Sono continuamente sulla difensiva, chiuso nel mio guscio a guardare il
mio
computer, e questa è l'accusa.
"Vedi è che tu non chiedi aiuto... sei sempre lì davanti al tuo computer"
E a cercare di fare il mio meglio, ma a quanto pare c'è sempre qualcosa
che
scordo... la segreteria, l'acqua alle piante "Vedi è che tu non ami il tuo
posto di lavoro".
Il mio lavoro mi piace e credo di farlo bene. Altre persone con cui mi
trovo ad entrare in contatto esprimono giudizi più che positivi, ma lui
no... Vorrei diventare capace di renderlo innocuo, di non ferirmi più di
considerare i suoi giudizi come affermazioni legate a stanchezza,
irritabilità...
Le persone che mi sono accanto vorrebbero farmi cambiare lavoro...
purtroppo io mi trovo bene nelle cose che faccio (insegno in una scuola
privata, realizzo manuali e cd-ROM) e non è semplice trovare un'altra
azienda che possa offrirmi un impiego alla pari.
Purtroppo cambiare azienda non mi garantisce di trovarmi nuovamente a
lavorare con persone stanche e ipercritiche.
Vorrei immunizzarmi, litigo nei sogni o tra un compito e l'altro con il
mio
capo, cercando invano qualcosa da ribattere quando diventa troppo
"pesante".
Questa persona mi rende difficile lavorare... e mi rende difficile farlo
con gioia, faccio fatica a prevedere le sue mosse o evitare i mattoni che
mi lancia. Forse gli sono semplicemente antipatico e purtroppo deve
tenermi
per le mie capacità (speriamo che sia così).
Dimenticavo il mio è un contratto di collaborazione coordinata e
continuativa.
Ho letto "tisana calda", "ridere per vivere", i libri di Jacopo Fo, il
"guerriero di luce" e tantissimi altri.
Ma non trovo la soluzione, l'unica sembra lasciare e ricominciare da capo
da qualche altra parte, ma non voglio quello che ho conquistato è anche
mio, non è solo dell'azienda per cui lavoro.
Ora sto cercando... un nuovo lavoro ma quello che mi frena è, oltre alla
paura di cambiare anche la paura di creare problemi e di sbagliare.
Insomma
ho il terrore del mio capo che potrebbe arrivare a dirmi "Ma come ti ho
appoggiato e ho fatto molto per la tua carriera e mi ripaghi così??"
Avrei bisogno di avere un punto di vista diverso, di una voce imparziare o
forse vorrei semplicemente sentirmi dire che sto sbagliando e che non
esiste un lavoro perfetto... che sono io in errore e non posso farci
proprio nulla.
Lo so che non potete dire niente di simile... e che non è così che
funziona.
Ok proverò ancora ed ancora... mi chiedo perchè debba essere così
difficile.
B.
Caro B.,
mumble
ho letto e riletto la tua mail
senza purtroppo poterti offrire una soluzione, eccoti qualche spunto di riflessione.
- Non cercare di cambiare gli altri, lavora su te stesso!
Non importa chi è nel giusto e chi nell'errore. E' ovvio che l'aggressività e il giudizio del tuo capo non sono comportamenti giusti, ma visto che non puoi cambiare lui... lavora su di te.
Ci sono delle paure che esprimi in questa lettera: paura del giudizio degli altri e una grande paura di cambiare.
Se ti piace il tuo lavoro e credi di farlo bene, come d'altra parte ti confermano altri colleghi, allora credici fino in fondo.
Hai voglia di fare, di fare bene, ti stai anche mettendo in discussione (leggi libri, cerchi confronti) quindi sei pronto !
Ti manca solo la consapevolezza di esserlo. Sei pronto e non lo sai.
Insomma non lasciarti condizionare dai SE
se poi trovo un lavoro più brutto
se poi mi pagano di meno
se poi sono ancora più stronzi
se poi il mio capo rimane deluso (????)
- Significa che devi cambiare ? No, non per forza
Significa che quando VUOI, PUOI cambiare.
La prospettiva così è completamente diversa: sei tu che decidi, decidi QUANTO stare, COME stare
decidi se ACCETTARE i comportamenti bruschi del tuo capo o se non ACCETTARLI e andare.
Non si tratta di combattere o immunizzarsi, ma di "accettare"
Accettare non significa sottomettersi, non significa adeguarsi e subire,
accettare riguarda un atteggiamento consapevole e responsabile di chi Accetta le cose della vita, belle e brutte, senza sentirsene vittima
di chi Accetta gli altri con i loro doni e i loro limiti e difetti,
accettare un lavoro che sai fare e che ti gratifica con un capo spaventato che riversa su di te le sue ansie e i suoi errori,
indipendentemente da quello che tu puoi fare o non fare.
Insomma quello che ti serve è solo una goccia di AUTOSTIMA .. e vaii !!
Ti lascio con questo breve racconto sul mal d'ufficio tratto dalla rivista RIZA di questo mese... sembra proprio scritto per te !!
Laura - Il capo burbero
L'autostima vince sul brutto carattere
Laura fa la commessa in un importante negozio di abbigliamento, il cui titolare è molto irritabile e aggressivo.
Non è mai contento e ha sempre qualcosa da ridire, umiliandola anche davanti ai clienti. Laura le ha provate tutte
ma senza alcun risultato. Fino a quando non capisce che l'atteggiamento del suo titolare non dipende da lei e che quindi non
potrà modificarlo col suo comportamento. Così concentra l'attenzione su se stessa e su ciò che deve fare, diventando più
sicura di sè e meno ansiosa. Tanto che anche quando lui la provoca riesce a rispondere con calma e sicurezza... E lo lascia senza
parole.
Tratto da Riza psicosomatica. N 254 aprile 2002 - pag. 43