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"La Medicina" di Fabio Iemmi PDF Stampa E-mail
(2 voti)
venerdì 26 febbraio 2010

nota per il lettore / il testo. 2005, precede il mio incontro con ManagerZen, ma contiene alcuni dei presupposti che mi hanno avvicinato e reso partecipe alle attività dell’ associazione.

La MEDICINA - ovvero come andare in missione e non farsi male

La Cina è una terra immensa e difficile per quella fettina di occidente un po’ ammalata di orientalismi e ammaliata dal ricordo dei grandi viaggiatori… reincarnati in tenaci ed eroici fossili viventi impegnati nel tentativo estremo di salvare il salgariano immaginario di terre sospese tra luoghi sfuggenti e accattivanti, tra profumi mai esistiti, tra colori dell’immaginario, tra invenzioni più reali della realtà.  

Shanghai… il solo nome evoca intrecci, spie russe sfuggite da Amburgo, risciò, giunche misteriose, eleganti… sinuose ragazze cinesi pronte a colpirti col cuore a forma di kriss malese, arma tortile come il suo onomatopeico nome, che rievoca il sibilo della lama conficcata a tradimento nelle carni durante un appassionato bacio.
Cina è fluire continuo, fiumi di persone e tra queste migrazioni quotidiane siamo capitati anche noi… Gianmario Finadri ed io, che per l’anagrafe sono Fabio Iemmi… scusi!... pel andale dove dovele andale, dove andale?
Anni fa ebbi un’intuizione che ancora oggi è sfuggente conferma… la nuova dimensione del viaggio e della scoperta, che neppure il più sofisticato motore di ricerca della rete può permettersi di svelare… è l’esperienza lavorativa di alto profilo culturale in sito straniero.

L’ultimo traguardo del viaggio non è più lanciarsi con gommoni rattoppati nelle rapide dei torrenti on the rocks dell’Anapurna, non è più bere mohito all’hotel Hemingwuai dell’Avana e intimare al barman… non menta!... non è camminare sui carboni ardenti di Haiti… omerico urlo dei perdenti?… il nuovo confine del viaggio è quello di andare a lavÛrà in Cina, casomai per conto del Ministero degli Esteri… possibilmente presso il Museo della Storia dello Shaanxi della città di Xi’an, madre di tutti i guerrieri di terracotta.
Era il 2004 e grazie a una particolare congiunzione autostradale, Gianmario Finadri e io ci incontrammo.
In quel tempo Gianmario Finadri ospitava artisti e docenti universitari cinesi a Mezzolombardo, semiridente località confusa tra le vigne e gli uvaggi del Trentino.

Gli artisti, oltre ad aver dipinto con buona tecnica a secco i muri del porticato dello studio-enoteca del Finadri, rappresentando con forti cromatismi le iconografie e gli ideogrammi che identificano la successione delle dinastie dominanti della Cina e creando così un estetico spaccato a fumetti della storia del celeste impero… non stanchi per il lungo dipingere, con i loro wok roventi avevano altresì rosolato il mini-appartamento in cui alloggiavano, friggendo senza tregue l’infriggibile. L’arte tutto sopporta… anche l’eau de frit in salsa cinese… anche le relazioni culturali tra i popoli… serio aperitivo alle future collaborazioni e missioni.

Nel frattempo io stavo compilando il formulario di partecipazione ad un bando promosso dall’Italia all’interno del progetto di cooperazione internazionale Sostegno al Museo della Storia dello Shaanxi di Xi’an, progetto con tematiche attinenti alla formazione di personale cinese alle prassi teorico-pratiche del restauro dei dipinti su muro, con particolare riferimento ai dipinti strappati dai tecnici cinesi, tra gli anni sessanta e ottanta del XX secolo, dalle monumentali tombe ipogee della dinastia Tang, 618 – 907 d. C.

Queste attività e i contatti diretti con artisti e docenti dello Shaanxi, ci facilitarono le relazioni con l’unità di lavoro della Cooperazione Internazionale Italiana di Xi’an, attiva presso il Museo della Storia dello Shaanxi e conseguentemente con il Ministero degli Esteri Italiano, mentore dell’operazione.
Alla fine del 2004 venne prodotta da Gianmario Finadri una relazione progettuale e metodologica relativa alla conservazione di alcuni dipinti di dinastia Tang fortemente degradati, che lo stesso aveva avuto modo di analizzare dopo la visita alle sale espositive e ai laboratori di restauro del museo.

D’altro canto la mia personale esperienza di partner e promotore di progetti transnazionali a matrice culturale, che dal 1992 perseguivo e realizzavo con l’UE, conferiva al mio curriculum denso di attività legate alla formazione sul restauro e la conservazione delle opere l’arte, specifiche proprie e pertinenti con le attività promosse dal Ministero degli Esteri Italiano.
Tutti e due avevamo un bagaglio di esperienze internazionali e stavamo orientandoci e promuovendo azioni in Cina e da questi intrecci multidisciplinari e interdisciplinari scattò la prima delle quattro missioni congiunte presso i laboratori di restauro del museo della Storia dello Shaanxi di Xi’an. Marzo-aprile 2005, una missione di quattro settimane.

In Cina

Dall’incontro di rappresentanze numericamente insignificanti (Cina tre – Italia due) di due popoli che si osservano da presupposti di sincera concorrenza culturale, che hanno differente percezione dell’abbronzatura, taglio d’occhi agli antipodi… e forse così il modo di guardare il mondo… lingue incomprensibili, gestualità a volte reciprocamente imbarazzanti, orari e abitudini non collimanti in quasi nulla… che accidente di cooperazione e di manifesta stima può nascere nell’arco di quattro stiracchiate settimane?... soprattutto intorno a tematiche dall’alto profilo culturale, ad alto rischio operativo e di clamorose figuracce, per eventuale mancata collaborazione, nei confronti dei reciproci governi e della pubblica opinione.

Tanto è il rischio che comporta il restauro di uno dei più malandati e straordinari cicli pittorici cinesi.
I partner cinesi ben consapevoli dell’importanza dei loro dipinti Tang, del loro precario stato conservativo e parallelamente desiderosi di un confronto teorico e operativo sulle prassi italiane nel restauro dei dipinti su intonaco, erano altresì ignari di chi noi realmente fossimo, catapultati li da un aereo, senza lettera di presentazione… Gianmario un dandy scappato da casa?… io un nomade psichico alla ricerca di materia da tradurre in arte contemporanea?... ai loro occhi eravamo i professionisti incaricati dalla Cooperazione Internazionale Italiana e lì per, se non risolvere, almeno analizzare alcuni dei loro problemucci conservativi.

… ma che bel dipinto!… che supporto maland… non toccareee! è intonaco di calce!… calce policroma cinese del VII secolo d.C… anche noi in Italia abbiamo i supporti malandati in intonaco di calce policroma Italiana del VII secolo d.C… anche più malandati dei vostri… ma noohhh!... noi pensavamo che il nostro affresco fosse il più malandato, finché non abbiamo visto le foto del vostro… perché non restauriamo il dipinto Tang figura femminile che offre vassoio di frutta?... ok… diagnostica, test preliminari, documentazione fotografica, tavole tematiche, progetto…

Così aveva preso corpo quella fase teorica che sulla base delle reciproche esperienze e dei reciproci saperi, ci portò a costruire insieme un sudato progetto di restauro a cui seguì la fase di verifica pratica.
… perché hai sostituito l’ago della siringa?... l’hai sostituito con un altro ago che ha un canale d’uscita più grosso… l’ho cambiato perchè si ottura continuamente e poi perchè con un canale di uscita maggiore si inietta meglio il consolidante fluido… ma ieri hai detto che era meglio utilizzare l’ago piccolo per evitare schizzi o fuoriuscite non controllabili durante l’infiltrazione… si ma ieri utilizzavamo del consolidante più liquido e poi… se anche questo fosse più!... liquido… dopo 27 anni di onorata carriera con incarichi in Cina!... penso di saper dosare la pressione del pollice sullo stantuffo della siringa… azzarola!... io accendo la telecamera… fissa sulla tua mano… ti faccio vedere chi sono io, ti riprendo!  
Così, nella più totale armonia, passarono le prime due settimane.

L’era del cambé

Tra una seduta psicoanalitica, un interrogatorio, qualche risata e il fermo proponimento di ottimizzare tempi e risorse per onorare l’obiettivo della missione, erano trascorse due settimane. Due settimane di slalom tra le scatole e le scatolette cinesi in cui via via ci infilavamo, uscendone raramente acciaccati… sempre in piedi e con il tricolore sventolante nei cuori.
A noi, missionari culturali calati in realtà così lontane in rappresentanza e a sostegno di una giusta causa nazionale, il senso patrio emergeva prorompente… pronto ad eclissarsi una volta ricalpestato il suolo natio e constatato che gli italiani… italiani lo sono maggiormente al di fuori della patria, ma questo è altro argomento.

Il lunedì della terza settimana, suppergiù alle quindici e trenta del pomeriggio, arrivò la comunicazione che alle diciassette e trenta l’auto della Cooperazione Internazionale ci avrebbe raccolti davanti all’hotel dove alloggiavamo, per essere alle diciotto in punto nel ristorante in cui il museo aveva organizzato la prima cena ufficiale della nostra esperienza cinese.
L’intima reazione che manifestai a me stesso fu… alle diciotto?!... fugata immediatamente dalla soddisfazione e dalla curiosità che l’improvviso invito aveva destate. Al ristorante ci condussero in una saletta privata ben arredata, due tavoli rotondi ospitavano una ventina di persone, a Xi’an uno degli sport preferiti è mangiare e bere in convivio.
In Cina i tavoli sono rotondi, ma dove siede il capotavola tutti lo sanno. E’ il più alto in grado gerarchico che determina quando accomodarsi, i brindisi, l’inizio delle portate e la fine del desco, come nei monasteri di Monte Athos, di cui racconterò in altra occasione.

Chi presiedeva il convivio era mister Ma Zhenzhi, direttore del dipartimento del museo in cui noi operavamo e io venni invitato a sedere alla sua sinistra, alla destra Gianmario Finadri, di seguito l’interprete, i funzionari e i tecnici del museo…  io ero il cattivo.

Dalla disposizione intuii che eravamo stati promossi dopo due settimane di scuola intensiva di maoconfucianesimo allo stato puro, ora i rapporti erano morbidi e i sorrisi pregustavano il succulento banchetto… si respirava armonia e desiderio di distensione, la guerra fredda viveva il suo momento di tregua.
I capoprogetto mister Su Donghui e Carlo Avetta sedevano in posizione frontale… i cinesi nell’estetica dell’ospitalità sono bravissimi.

La mia intuizione non era stata fallace e il breve e sentito discorso di benvenuto del direttore è così sintetizzabile… il museo ha due nuovi partner, due amici della Cina, due professionisti che in queste settimane hanno dimostrato la loro competenza e soprattutto la ferma volontà di dialogare e di collaborare con i dirigenti e i tecnici del museo…
E lì giù sigarette a profusione… in Cina si fuma ovunque a piùnonposso.
Poi il direttore rivolgendosi a Gianmario e a me brandì una bottiglia di ceramica bianca sigillata con ceralacca, marca Moutai Riserva Speciale e ci invitò, noi tre soli in piedi, al brindisi tradizionale… il cambé

In Cina esistono due principali formalità nel brindare, lo shui che equivale al nostro cin cin, ovvero piccoli sorsetti a piacimento… e il cambé, che tradotto suona bicchiere vuoto… e qui lascio al lettore immaginare.
I brindisi possono essere sia collettivi che rivolti a un ristretto numero o a uno solo dei commensali… al brindisi bisogna rispondere, si può barare un po’ sul livello del liquido ad alta gradazione contenuto nel piccolo, apposito bicchiere…  ma non ci si può rifiutare, soprattutto se all’apparenza si appartiene al sesso maschile.

Anche le signore ti guardano storto se non ci sai fare con la tradizionale ginnastica di gomito cinese.
Il primo cambé ufficiale era determinante per il voto in comportamento, cammeo mancante dalla pagella del superato esame di ammissione… tutti e tre in piedi, bicchierini pieni all’orlo, sguardo dritto negli occhi… cambé!… un sorso unico… il bicchierino prosciugato rivolto agli avversari.

Grappa di riso a 45 gradi, tutto sommato roba da ragazzetti… mister Ma si rivolse a me per un brindisi personale… cambé!… di rimando ringraziai per le sue parole d’auspicio e rilanciai con un altro bicchierino pieno… il silenzio ristagnò qualche secondo… il direttore sorrise e io mi guadagnai il mio sette e lode in condotta… cambé!
Il tardo pomeriggio trascorse nel piacere della tavola e della conversazione e io… tra Mister Ma e Mister Su… sedevo nella sala comandi della mitica astronave Entelplise.  

Fabio Iemmi

 
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