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Imprese buone e cattive PDF Stampa E-mail
giovedì 05 ottobre 2006
BANCHE AL SERVIZIO DELLA COMUNITA’
semaforoverde.gifAnche quest’anno Bank of America e Citigroup hanno partecipato, insieme ad altre 41 banche e società finanziarie americane, al quinto “Financial Services Roundtable's Community Build Day”, un’iniziativa di beneficenza che  ha già consentito la costruzione di appartamenti destinati, gratuitamente, a famiglie bisognose. L’iniziativa è particolarmente singolare in quanto le 43 società coinvolte, molte delle quali concorrenti negli affari, si adopereranno per la costruzione degli appartamenti sia tramite apporto di capitali, sia mediante intervento diretto dei propri dipendenti, alcuni dei quali parteciperanno direttamente ai lavori di costruzione degli appartamenti usufruendo di permessi speciali rilasciati dalle aziende di appartenenza. Sono 64 le città americane interessate quest’anno dall’iniziativa, nelle quali inizieranno i lavori di costruzione degli appartamenti. L’obiettivo è quello di aiutare le famiglie bisognose a rompere il circolo della povertà proprio attraverso la stabilità che solo la proprietà di una casa propria può dare. L’iniziativa serve naturalmente anche a rafforzare il rapporto di fiducia della popolazione con le istituzioni creditizie che in questo modo dimostrano di contribuire al miglioramento delle condizioni economiche e sociali del territorio nel quale operano.
Fonte: www.csrwire.com


FOOD COMPANIES: UN PROGETTO COMUNE CONTRO L’OBESITA’
semaforoverde.gifIBLF (International Business Leaders Forum), organizzazione no-profit impegnata nel campo della responsabilità sociale di impresa e dello sviluppo sostenibile e HBOS (Halifax Bank of Scotland) hanno redatto congiuntamente il documento “A Proposed Framework for the Corporate Response to Addressing Consumer Health and Obesity”, nel quale si affrontano i temi del mangiar sano e dell’obesità con l’obiettivo di dimostrare che è possibile, ed anche economicamente conveniente, mettere in atto politiche imprenditoriali che garantiscano la salute dei consumatori e nel contempo salvaguardino gli interessi degli azionisti. Secondo il documento, nonostante il crescente interesse da parte dei consumatori alle tematiche legate all’alimentazione sana, nessuna casa alimentare, a parte sporadiche iniziative, ha sinora risposto in maniera esaustiva. Anzi, l’healty lifestyle è stato sinora visto dalle corporation alimentari come un movimento potenzialmente dannoso per il business e la produzione su larga scala. Ancora poche società sembrano infatti aver realmente compreso l’enorme potenziale di business di questo trend, ormai inarrestabile. Il documento mira quindi a dimostrare che l’adozione di codici di comportamento etici, l’introduzione di processi produttivi a basso impatto ecologico e la produzione e commercializzazione di prodotti naturali potrebbe realizzare vantaggi per le imprese promuovendo nel contempo un impatto sociale positivo.  
Fonte: www.iblf.org


NESTLÉ NUOVAMENTE DENUNCIATA PER LAVORO MINORILE FORZATO IN COSTA D’AVORIO
semaforoverde.gifIl 14 luglio, l’International Labor Rights Fund ha depositato presso la Corte federale di Los Angeles una denuncia contro tre compagnie che importano cacao dalle Coltivazioni della Costa d’Avorio, maggior produttore mondiale, accusandole di traffico di bambini, torture e lavoro forzato. Tra le società figura, manco a dirlo, la Nestlé, ormai considerata quasi unanimemente tra le peggiori multinazionali al mondo in termini di RSI. La class action è stata avviata da uno studio legale dell’Alabama, per conto di tre bambini, che compaiono sotto lo pseudonimo di John Doe I, II e III, per timore di rappresaglie da parte dei proprietari terrieri presso cui hanno lavorato. Secondo l’accusa, i tre bambini, originari del Mali, furono trasferiti in Costa d’Avorio e costretti a lavorare 12-14 ore al giorno per sei giorni la settimana, senza essere pagati, con poco cibo, costretti a dormire in stanze affollate, chiuse a chiave e sorvegliate, e spesso frustati. I fatti sono avvenuti tra il 1996 e il 2000. L’International Labor Rights Fund giudica “inammissibile che Nestlé, insieme alle altre società coinvolte, abbiano ignorato i ripetuti e ben documentati allarmi, lanciati diversi anni fa, sul fatto che le coltivazioni di cacao da loro utilizzate impiegano bambini schiavizzati. Le tre compagnie avrebbero potuto fermare questa situazione anni fa, ma hanno scelto di guardare da un’altra parte. Eppure, nei principi aziendali di Nestlé, si afferma che la compagnia “è contro qualsiasi forma di sfruttamento dei bambini. La Società non dà lavoro ai bambini prima che abbiano completato il loro iter formativo obbligatorio, come stabilito dalle autorità preposte. Chiede, inoltre, che i propri partner applichino i medesimi standard”. Vere e proprie bugie, visto che la Nestlè è da anni oggetto di innumerevoli denunce da parte di organizzazioni umanitarie che criticano soprattutto la mancanza di controlli della multinazionale nei confronti della aziende alle quali vengono “subappaltate” alcune fasi di raccolta e produzione. Nel settembre 2001, l’industria del cioccolato e del cacao aveva già preso posizione a riguardo, tramite un protocollo, preparato da rappresentanti di aziende europee e americane di concerto con alcuni esponenti politici americani, denominato Protocollo Harkin-Engel. Con tale documento, l’industria s’impegnava a diverse azioni, per eliminare le peggiori forme di lavoro minorile in Africa occidentale, tra cui un sistema di certificazione volontaria, da attuarsi entro il 1° luglio 2005. Inutile dire che tale termine è scaduto senza che alcun impegno sia stato rispettato.
Fonte: www.rsinews.it
 
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