Premio “Pinocchio dello sviluppo sostenibile 2009”.
Anche quest'anno, Les Amis de la Terre francesi, sulla base dei voti di 7.500 naviganti del web, hanno attribuito i premi “Pinocchio dello sviluppo sostenibile” 2009, alle società giudicate peggiori nei campi dell’ambiente, dei diritti umani e della comunicazione. Total, con il 45 per cento dei voti, ha vinto il Pinocchio dell’ambiente, per la sua partecipazione, insieme ad altre società, al progetto di sfruttamento del mega-giacimento petrolifero di Kashagan, in Kazakistan, giudicato “inquinante e arcaico”. Il gruppo Bolloré, con il 35 per cento dei voti, è il Pinocchio dei diritti umani, per le deplorevoli condizioni dei lavoratori delle piantagioni di olio di palma in Camerun della sua filiale Socapalm, di cui, con il 40 per cento, è il maggior azionista. Edf, con il 42 per cento dei voti, è la vincitrice del greenwashing, per una sua recente campagna di comunicazione sulle alternative ai combustibili fossili, che è costata più di quanto la società investa nella ricerca e sviluppo di energie rinnovabili.
MA CHE FINE HA FATTO L’INFLUENZA A?
La recente crisi finanziaria ci ha certamente regalato quest’anno un Natale meno opulento. Chi, invece, ha certamente festeggiato in modo fastoso e fecondo sono le quattro grandi multinazionali del farmaco che, grazie all’influenza A, hanno intascato circa 10 miliardi di euro. Già, l’influenza A, ma che fine ha fatto? La pandemia che fino a poco tempo fa pareva essere il colera apocalittico dei nostri tempi, quella paragonata alla spagnola che anni addietro aveva seminato milioni di morti, sembra ora essere sparita nel nulla. I media non ne parlano più, dopo aver terrorizzato per mesi la popolazione attribuendo all’influenza anche decessi chiaramente legati a preesistenti gravi patologie.
I dati sembrano essere eloquenti: in Francia sono state acquistate 94 milioni di dosi, ma solo 5 milioni di francesi si sono vaccinati; in Germania le dosi acquistate sono state 50 milioni, le vaccinazioni 6 milioni. In Italia sono state distribuite circa 10 milioni di dosi, ma meno di 1 milione sono stati i vaccini; in particolare, l’85% degli operatori sanitari, ai quali era stata assegnata priorita’ nelle vaccinazioni, hanno rifiutato di sottoporsi al vaccino, forse spaventati dai risultati dei test sui tre vaccini disponibili, che hanno evidenziato effetti collaterali ben superiori alla media (ogni 10 mila vaccinati, per un “range” che varia da 1 a 10 persone, sono stati osservati effetti collaterali come nevralgia, parestesia, convulsioni, trombocitopenia transitoria e reazioni allergiche con shock).
In Italia le polemiche non sono mancate a causa di un potenziale evidente conflitto di interessi tra Enrica Giorgetti, direttore generale di Farmindustria, e il marito Maurizio Sacconi, guarda caso Ministro della salute. Un conflitto di interessi clamoroso che ha acceso un vivo dibattito che, probabilmente, ha avuto un ruolo nella promozione da vice a Ministro di Ferruccio Fazio, con Sacconi rimasto ad occuparsi del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Un caso eclatante e’ rappresentato dalla Polonia, che che non ha acquistato neppure una dose di vaccino. Il perché lo ha spiegato al Senato di Varsavia il ministro della Sanità, Ewa Kopacz, che ha sottolineato come il dovere di un ministero della Sanità sia concludere accordi che facciano l’interesse dei cittadini e non siglare accordi che facciano l’interesse delle case farmaceutiche. Oltre ai dubbi sull’efficacia, Ewa Kopacz ne ha sollevati anche sulla sicurezza, sottolineando che ci troviamo di fronte ad un farmaco “pressoché segreto”, senza risultati di test clinici, nessun elenco d’ingredienti e nessuna informazione sugli effetti collaterali. Il ministro polacco ha invitato a visitare uno qualsiasi dei siti web della case farmaceutiche produttrici dei vaccini dove non esiste un solo effetto collaterale: “Sembrerebbe abbiano inventato il farmaco perfetto” ha affermato ironicamente il ministro polacco. Ewa Kopacz ha poi ricordato che “ogni anno, in tutto il mondo, un miliardo di persone contrae l’influenza stagionale e un milione muore per questo. Non sono statistiche di un anno o due, ma dati raccolti in anni ed anni di osservazioni. E’ mai stata annunciata una pandemia a causa dell’influenza stagionale? Tra l’altro, l’influenza stagionale è molto più pericolosa di quella suina: causa molti più decessi e complicazioni più gravi. E’ mai stata dichiarata una pandemia per questo?”. “Lo Stato polacco è molto saggio”, ha concluso il ministro Kopacz, “i polacchi sanno distinguere la verità dalle balle con molta precisione. Sono anche in grado di distinguere una situazione oggettiva da una truffa.”
Finanza ed etica dopo Lehman: ecco cosa e cambiato (e cosa no)
Crisi economiche, scandali finanziari e crack bancari hanno sempre un impatto devastante sulle istituzioni finanziarie, ma a farne le spese, alla fine, sono sempre i piccoli risparmiatori, che vedono ridursi, se non del tutto vanificati, i sacrifici di un’intera vita. Recentemente pero’ ci sono labili segnali di cambiamento. Il recente fallimento della banca americana Lehman Brothers, provocata dall'avidità di manager e banchieri, sembra aver acceso la «scintilla etica» tra molti risparmiatori. In Europa, come segnalato da un rapporto della società francese Vigeo, vi è stato nell'ultimo anno un aumento del 27% dei patrimoni investiti in fondi socialmente responsabili, con Francia, Germania, Gran Bretagna e Belgio a guidare le fila dei più virtuosi. I risparmiatori del Vecchio Continente stanno quindi acquisendo maggiore dimestichezza con i fondi etici. Il fallimento della banca d'affari americana ha evidentemente avuto ripercussioni positive sulla consapevolezza dei risparmiatori ed ha innescato richiesta di maggior trasparenza.
Il mercato dei fondi etici e’ pero’ ancora lontano dall’essere “trasparente”. Non vi sono infatti criteri riconosciuti in base ai quali un fondo di investimento possa definirsi “etico”. Alcuni devolvono in beneficienza una parte delle commissioni generate, altre invece seguono alcune linee guida di investimento che escludono alcuni settori in favore di altri, ma, in generale, vi e’ poca chiarezza.
Anche i rendimenti, purtroppo, non sono lontani dai colleghi “non etici”. Soprattutto gli azionari, infatti, hanno fatto registrare perdite a doppia cifra nell’anno passato, a dimostrazione che investire etico non e’ sinonimo di minore rischiosita’.
L’Italia, insieme alla Spagna, e’ in coda ai paesi europei che investono in fondi sostenibili. “Chi li propone, spesso non è preparato e non c'è un grande impegno commerciale da parte delle reti – afferma Federico Pezzolato csr auditor di Vigeo Italia –. Allo stesso tempo i fondi etici italiani hanno una proposizione di valore ambigua. Alcuni fanno beneficenza con parte delle commissioni, altri invece sostengono di investire con criteri di responsabilità sociale. In generale, però, vi è poca chiarezza».
A giocare un ruolo chiave devono essere allora i grandi investitori istituzionali e qualcuno (fondazione Cariplo, per esempio) si sta già muovendo in tal senso. Un buon esempio e’ rappresentato da quanto fatto dal fatto dal presidente Sarkozy, che ha obbligato fondi ed enti pubblici, tra cui l'equivalente dell'Inail italiana, ad investire in base a criteri di responsabilità sociale. Anche per questo Parigi è al primo posto (14 miliardi) in Europa per investimenti etici.
Fonte: Il Sole 24 Ore
WAL-MART: NUOVE ACCUSE DI SFRUTTAMENTO IN CINA
Un rapporto dell’organizzazione China Labor Watch accusa nuovamente Wal-Mart, il colosso statunitense della grande distribuzione, di gravi abusi nei confronti dei circa diecimila lavoratori di cinque fabbriche di suoi fornitori cinesi, responsabili di politiche “illegali e degradanti”. Le fabbriche indagate producono scarpe, luminarie natalizie, tende e scatole di cartone. Secondo la legge cinese, le ore di straordinario mensili non devono superare le 36, mentre in tutte e cinque le fabbriche, nei periodi di forte produzione, le ore di straordinario sono almeno tre al giorno, per arrivare a 100-140 al mese. In alcuni casi, gli straordinari non vengono pagati o sono retribuiti meno delle ore ordinarie. I datori di lavoro trattengono una parte della retribuzione per le spese di vitto e alloggio, che sono normalmente di pessimo livello. In due delle cinque fabbriche, i lavoratori non possono indossare guanti, perché rallentano la produzione. In due fabbriche, i lavoratori vengono istruiti a mentire o a tacere, quando la fabbrica viene visitata dagli ispettori di Wal-Mart, che raramente scoprono qualcosa. In nessun caso i lavoratori ricevono copia del loro contratto di lavoro. Le assenze superiori alla mezza giornata vengono punite con una multa pari a nove giorni di salario. Wal-Mart, che un anno fa aveva annunciato l’adozione di standard di qualità e ambientali più severi per i suoi fornitori cinesi, ha dichiarato di considerare molto seriamente la denuncia del China Labor Watch e, se le sue indagini confermeranno le accuse, adotterà prontamente azioni correttive. Secondo l’organizzazione autrice del rapporto, che ha sede a New York, il caso di Wal-Mart dimostra che i codici di condotta e le ispezioni delle fabbriche, da soli, non sono sufficienti a garantire i diritti dei lavoratori, se le compagnie non sono disposte a pagare i maggiori costi di produzione che il rispetto di questi codici comportano. Da questo punto di vista, la politica di prezzi bassi seguita da Wal-Mart, che fa scuola anche per le altre compagnie, viene indicata come il punto di maggiore criticità. Wal-Mart si rifornisce presso circa centomila fabbriche di fornitori in tutto il mondo, di cui alcune decine di migliaia in Cina, da cui, nel 2006, ha importato prodotti per 18 miliardi di dollari.
Sabato 27 e Domenica 28 marzo 2010 a Rimini presso ManagerZen Area, seminario "USA LE PAROLE GIUSTE: come andare d’accordo con chi non la pensa come te" con Giorgio Boccaccio.