APPLE… PIU’ VERDE
Cedendo alle pressioni di diverse organizzazioni ambientaliste, Greenpeace in testa, Apple ha annunciato l’impegno a rimuovere alcuni composti tossici dai propri prodotti e ad aumentare le pratiche di riciclo, passando dal 9,5% al 28% entro il 2010.
Gli impegni di Apple sono stati assunti dal suo presidente, Steve Jobs, e pubblicati sul sito della compagnia, sotto il titolo “Un’Apple più verde”, promettendo anche maggiore trasparenza e rapporti annuali.
Il presidente di Apple ha così disinnescato la fonte di polemica più insidiosa scaturita in seno agli azionisti, alcuni dei quali avevano gia’ minacciato la presentazione di mozioni critiche in assemblea.
Soddisfazione anche da parte di Greenpeace che parla di “svolta fondamentale”, che testimonia “come sia possibile raggiungere grandi risultati attraverso la rete e la mobilitazione dal basso degli utenti”.
Fonte: Greenpeace.
I MERCATI AZIONARI PER L’INVESTIMENTO AMBIENTALE
Gli indici azionari per l’investimento socialmente responsabile, promossi nel 2001 dal Financial Times e dal London Stock Exchange, hanno creato un nuovo indice, il FTSE4Good Environmental Leaders Europe 40 Index, comprendente grandi e medie società che fanno parte del vigente indice FTSE4Good Europe.
Il nuovo indice sarà utilizzato dalla Banca Europea degli Investimenti (BEI) per calcolare il rendimento dei nuovi bond ambientali quinquennali, i Climate Awareness Bond, emessi il 28 maggio scorso nei 27 paesi dell’Unione europea.
Saranno ammesse a far parte del nuovo indice solo le società che raggiungeranno un determinato punteggio di “best practice”. Will Oulton, capo del Responsible Investment dell’FTSE Group, ha dichiarato che l’indice FTSE4Good è ormai un benchmark globalmente riconosciuto per gli investitori che desiderano identificare pratiche di business responsabile. Il crescente interesse degli investitori per i rischi e le performance ambientali delle imprese ha indotto FTSE ha sviluppare un nuovo indice che risponde a questa richiesta. Questo nuovo e innovativo indice si rivolge ad una vasta gamma d’investitori, istituzionali e non, che vogliono minimizzare il rischio ambientale del proprio portafoglio, capitalizzare attraverso i benefici di una forte gestione ambientale, investendo solo in compagnie che mostrano di applicare le migliori pratiche ambientali, e incoraggia attivamente le società ad essere più responsabili.
Fonte: FTSE
IRLANDA. RITIRATO DAL MERCATO IL NIMESULIDE
L’Irlanda ha recentemente disposto l’immediato ritiro dal mercato di tutti i farmaci antinfiammatori a base di Nimesulide (Aulin, Mesulid, Mesine), ad assunzione orale. Lo ha annunciato l’Irish Medicines Board (IMB). Il Nimesulide era autorizzato alla vendita in Irlanda dal 1995. Gia’ a partire dal 1999, pero’, l’IMB aveva registrato alcuni gravi casi di danni collaterali al fegato su pazienti che facevano uso del principo attivo, e che avevano già indotto lo stesso IMB ad allertare sia i medici che addirittura la World Health Organisation (WHO).
La decisione finale di ritirare i farmaci dal commercio è dovuta alla segnalazione, da parte della National Liver Transplant Unit dell’ospedale della St. Vincent University, di sei casi d’insufficienza epatica grave, che hanno richiesto il trapianto del fegato. Due dei sei pazienti sono morti. Da quando il Nimesulide è in commercio, in Irlanda sono stati riportati 53 casi di danni al fegato, con nove casi d’insufficienza epatica grave, tre morti accertate ed una sospetta. L’IMB ha notificato i dati in suo possesso alle autorità di controllo europee ed ha avviato una revisione della sicurezza dei farmaci contenenti Nimesulide. Intanto, l’autorità di controllo irlandese ha invitato i pazienti ad interrompere immediatamente l’assunzione di questi farmaci, a restituire le confezioni alle farmacie e a recarsi dal medico per un controllo e maggiori informazioni. I farmaci a base di Nimesulide non sono approvati in diversi paesi, tra cui la Gran Bretagna. Finlandia e Spagna li hanno ritirati dal mercato nel 2002. In Italia i farmaci a base di Nimesulide furono lanciati per la prima volta nel 1985, con i marchi Aulin e Mesulid. Attualmente sono venduti in circa 50 paesi. Si calcola che siano oltre 450 milioni le persone che, nel mondo, hanno utilizzato questi antinfiammatori.
Fonte: Irish Medicine Board
“CLASS ACTION” CONTRO WAL-MART
Il gigante statunitense della grande distribuzione è di nuovo sotto accusa per sfruttamento dei lavoratori presso le fabbriche di alcuni suoi fornitori in Cina. Il 13 settembre scorso Wal-Mart è stata infatti denunciata negli Usa dall’organizzazione International Labor Rights Fund, per omesso controllo, in violazione di obblighi contrattuali, sul rispetto del proprio Codice di condotta da parte dei fornitori tessili di sei Paesi di tre continenti: Cina, Vietnam, Bangladesh, Indonesia, Nicaragua e Swaziland (Africa).
I contratti di fornitura che Wal-Mart sottoscrive pongono come condizione che i fornitori rispettino quanto previsto specificamente nel Codice di condotta della compagnia, che, da parte sua, deve vigilare affinché le condizioni dei lavoratori presso i fornitori corrispondano a quanto stabilito nel proprio Codice. Al contrario, afferma la denuncia, questo controllo non è stato esercitato da Wal-Mart e nelle fabbriche di fornitori di vari Paesi i lavoratori sono costretti a lunghi orari di lavoro per sette giorni la settimana, con stipendi al di sotto del minimo legale e negazione del diritto di libera organizzazione sindacale.
Oltre ai lavoratori dei fornitori dei sei Paesi citati, la class action è stata promossa anche da alcuni lavoratori e rappresentanti sindacali californiani di imprese concorrenti di Wal-Mart, che, in seguito all’espansione del colosso americano nella California meridionale, si sono trovate a competere con i suoi bassi prezzi, consentiti dalle pratiche di sfruttamento nelle fabbriche fornitrici estere. Il danno sarebbe stato causato, oltre che dai comportamenti dei fornitori di Wal-Mart, non controllati dalla compagnia, che ne ha tratto un ingiusto arricchimento, anche dalle dichiarazioni ingannevoli, fatte ripetutamente da Wal-Mart all’opinione pubblica americana, tese a garantire l’impegno della compagnia in merito al rispetto dei diritti umani e a quelli dei lavoratori in ogni parte del mondo.
L’amministratore delegato di Wal-Mart ha assicurato che la compagnia pretenderà più rispetto dell’ambiente e migliori pratiche di lavoro dai propri fornitori esteri, che dovranno raggiungere gli standard praticati negli Stati Uniti. Scott è stato pero’ immediatamente stroncato dalla stampa, ed in particolare da un editoriale del giornalista del Washington Post, Harold Meyerson, che ha scritto nero su bianco in un suo articolo che la ragione per cui Wal-Mart ha 3.000 fabbriche in Cina e’ unicamente legata al costo del lavoro, e che Scott ed il suo entourage sanno molto bene che, in Cina, i lavoratori che chiedono migliori standard di sicurezza sono generalmente arrestati e, a volte, torturati. Wal-Mart, continua l’editoriale di Meyerson, è in Cina perché è stata capace di creare una relazione simbiotica tra le proprie pratiche di lavoro da due soldi e, per propria natura, abusive, e la soppressione dei diritti dei lavoratori, da parte del governo totalitario cinese.
Fonte: RSI News
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